Il dialetto parlato ad Aradeo è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde aldialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi,greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.
"Lo stemma di Aradeo raffiugra un altare coperto da una tovaglia, con calice, l'ostia e due candelabri accesi.
L'interpretazione appare a prima vista facile dal momento che questo sembra un cosiddetto "Stemma parlante", ossia derivante dall'immagine evocata dal toponimo; l'altare era perciò ovvia figura da raffigurare.
Il nome del paese infatti, secondo la tradizionale spiegazione, sarebbe derivato dalla frase latina "ara-dei" che significa poichè si credeva che anticamente in questo luogo c'era un altare dedicato ad una divintià pagana intorno al quale sorse poi un nucleo abitato che fu appunto chiamato "ARADEI".
Ma alla luce di una più attenta osservazione degli elementi raffigurati nello stemma e soprattutto di una recente indatine storica basata su fonti documentarie, la secolare tesi sull'origine del paese è stata completamente smantellata e quindi sia il toponimo che la raffigurazione civica ad esso collegata risultano dei falsi. Già lo stesso stemma contraddice l'ipotesi di un riferimento all'area pagana in quanto tutti gli elementi sono rappresentati secondo l'iconogravia cristiana: il calice, l'ostia e i due candelabri, simboli per eccellenza della liturgia cattolica (stralcio di un articolo pubblicato dal Quotidiano)".
Dagli studi condotti dal Prof. Gino Pisanò.
"...l'antico nome del paese non era Aradei, ma Charadeon, termine greco-bizantino che vuol dire "luogo di sorgenti di acqua dolce". E che ciò fosse vero è dimostrato anche dalla sopravvivenza di toponimi che rimarcano tale peculiarità del territorio nel quale esistevano moltissimi pozzi.
Ma Pisanò ha anche trovato e tradotto due pergamene, una del 1149 l'altra di poco posteriore, che rilevano in modo inconfutabile la grecità bizantina di Aradeo. In esse sono indicati nomi greci di preti e di chiese. Tra gli altri, è citato il famoso poeta bizantino Droso di Aradeo i cui manoscritti sono stati trovati a Parigi e recentemente divulgati (stralcio di un articolo pubblicato dal Quotidiano)."
Di origine greca, fu soggetta successivamente ai Romani; quindi, da Tancredi il normanno, fu concessa in feudo al Montefusco; dal quale passò dapprima agli Orsini del Balzo e poi al monastero di Santa Caterina d'Alessandria, di Galatina. Alcuni documenti sulla storia cittadina riportano che un nucleo di Saraceni si sarebbe installato nella zona, attratto dalla fertilità della terra, fondandovi un nuovo abitato ed inaugurandolo col sacrificio eucaristico. Da cui il nome di Ara Dei, divenuto successivamente Aradeo. Monumento degno di nota è la Chiesa dell'Annunziata edificata neI 1450, ma in seguito ripetutamente rimaneggiata, dotata di altar maggiore in stile barocco adorno di colonne tortili. Il palazzo baronale, del secolo XVI, costituisce una residenza fortificata fornita di sale immense. Nelle vicinanze si erge una colonna votiva che risale al XVIII secolo.
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La sue origini risalgono ai tempi della colonizzazione greca del Salento. Alcune fonti tuttavia ne riportano la fondazione a un gruppo di profughi, che si sarebbe insediato nella zona, nel IX secolo, all’epoca delle guerre tra i saraceni e i greci della penisola salentina, dando vita a un villaggio, chiamato ARADEUS, per via dell’emblema cristiano (un calice, un’ostia e alcuni candelabri posti su un altare) con cui fu inaugurato. Non manca chi ritiene che il nome del centro derivi dal greco “aration”, avente il significato di ‘dominio di Aratos’. Conquistata dai romani, nell’alto Medioevo condivise le sorti dei territori vicini, più volte devastatati dai barbari. Durante la dominazione normanna fu assegnata da Tancredi ai nobili Montefusco, ai quali subentrarono gli Orsini del Balzo. Divenuta in seguito possedimento del monastero di Santa Caterina d’Alessandria di Galatina, seguì le sorti di tutta la zona fino all’ingresso nel regno d’Italia, al termine del restaurato governo borbonico. Tra le testimonianze storico-architettoniche spiccano: la chiesa dell’Annunziata, della metà del XV secolo, in cui si può ammirare il pregevole altare maggiore, in stile barocco; il cinquecentesco palazzo baronale e una colonna votiva, del Settecento.